Perché imparare

Un’interessante pubblicazione sull’agile collana “Idee” di Feltrinelli. L’argomento non è direttamente l’Intelligenza Artificiale, ma l’importanza della conoscenza e dunque dello studio in una realtà dove l’AI è sempre più presente.
La domanda è fortemente provocatoria: se le macchine sanno già tutto, perché gli uomini dovrebbero continuare a faticare per imparare? Perché non trasformarci invece in comodi utenti che risolvono i loro problemi rivolgendosi direttamente alla macchina? La risposta è netta: in quel caso rinunceremmo a una delle facoltà che ci rende propriamente umani – la possibilità, e la volontà, di conoscere. A maggior ragione oggi, quando l’uso delle macchine intelligenti sta diventando sempre più “naturale”, studiare per acquisire conoscenza e farla propria risulta indispensabile, in modo da mantenere la nostra libertà e dunque la capacità di scelta critica. Il libro non rifiuta l’Intelligenza Artificiale, ma cerca appunto di distinguere tra un aiuto centrato sulle nostre effettive necessità – e le innovazioni importanti sono molte, anche dal punto di vista scientifico e medico – e ciò da cui sarebbe pericolosissimo farsi sostituire. Sapere, insomma, non significa accumulare dati grezzi e non verificati, ma coltivare una mente – la nostra – capace di orientarsi, collegando idee, distinguendo il vero dal falso, immaginando soluzioni nuove.
La conoscenza, non va dimenticato, è un’importante risorsa civile: protegge la libertà di giudizio e sostiene una democrazia reale. E poi, accettare di subire la tecnologia, anche la più intelligente, ci precluderebbe soprattutto quella felicità di “fioritura” personale che, in termini aristotelici, è l’eudemonia: una felicità legata in modo specifico a ciò che significa essere umani e al giusto modo di vivere. Non mi sembra una rinuncia da poco.

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